“Diamo a Gesù una risposta piena: ci darà gioia e bellezza”
"È festa – sottolinea l’arcivescovo di Pescara-Penne -, perché ci sono due ragazzi, due giovani della nostra comunità diocesana pronti a ricevere i ministeri, il ministero dell'Accolitato, il ministero del Lettorato, pronti a vivere questa esperienza d'amore"
L'arcivescovo Valentinetti pronuncia l'omelia della santa messa in onore di San Cetteo
Una partecipazione più nutrita che mai, ieri sera nella Cattedrale di Pescara, ha caratterizzato la santa messa in onore di San Cetteo vescovo e martire, patrono della città e della sua Arcidiocesi, presieduta dall’arcivescovo di Pescara-Penne monsignor Tommaso Valentinetti e concelebrata non solo dai sacerdoti del Capitolo metropolitano, ma anche dal Procuratore generale dei Frati minori conventuali Padre Maurizio Di Paolo e dal neo rettore del Pontificio Seminario regionale San Pio X di Chieti don Gianfranco Travaglini. La presenza di quest’ultimo, unitamente a quella di tutti i seminaristi che hanno collaborato al servizio liturgico, è stata dovuta al conferimento – da parte del presule – dei ministeri dell’Accolitato e del Lettorato a due giovani seminaristi pescaresi, rispettivamente Luca Bulzi e Francesco Lufino.

Nell’omelia, l’arcivescovo ha innanzitutto riflettuto sul Vangelo della ventottesima domenica del tempo ordinario (Mt 22,1-14): «Questa pagina – spiega il presule – ci insegna ad essere combattenti nel bene, nella verità, cioè ad essere pronti a dire qual è la nostra strada. “Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire”. Che brutta avventura. Le nozze pronte, gli invitati chiamati, ma questi non vogliono venire. Ci sono alcuni invitati questa sera che sono stati chiamati ad essere pronti nel cammino di fede. “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze! Ma quelli non se ne curarono. Andarono al proprio campo, ma rimasero soli e affaticati. Allora il re si indignò, mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città”».
A questo punto, monsignor Valentinetti ha fatto un parallelismo con la festa che vive anche la Chiesa di Pescara-Penne per due suoi giovani seminaristi: «È festa – sottolinea l’arcivescovo di Pescara-Penne -, perché ci sono due ragazzi, due giovani della nostra comunità diocesana pronti a ricevere i ministeri, il ministero dell’Accolitato, il ministero del Lettorato, pronti a vivere questa esperienza d’amore».

Quindi monsignor Tommaso Valentinetti ha ripreso a commentare il Vangelo del giorno: «“Allora il Signore – cita il presule – si indignò perché mandò le sue truppe e fece uccidere quegli assassini e li diede alle fiamme la loro città”. Ma noi vogliamo vivere nel bene, vogliamo vivere nell’alleanza, vogliamo vivere nella pace e nella serenità. “Andate ora nei crocicchi delle strade – cita ancora – e tutti quelli che troverete chiamateli alle nozze. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti coloro, che erano buoni e cattivi, e la sala fu piena di commensali”. Il re entrò per vedere i commensali e purtroppo scorse che qualche commensale non era vestito con le vesti con la veste nuziale, ma doveva portare quella veste, che significa amore, che significa disponibilità, che significa pienezza di fede, che significa vita nuova. La sala delle nozze si riempì di commensali e quei servi radunarono tutti quelli che trovavano, buoni e cattivi, e la sala fu piena».
A questo punto, l’arcivescovo di Pescara-Penne ha attualizzato il significato di questa pagina evangelica: «Noi vogliamo sperare – auspica il presule – che la sala sia piena, quella sala delle vocazioni, quella sala della pienezza della risposta a Gesù, quella risposta piena che dà gioia e che dà bellezza. “La sala delle nozze si riempì di commensali e la sala fu grande”. “Allora il re si indignò, mandò le truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme le loro città”. Che non accada mai più questo, che dia a noi invece la pienezza della vita nuova, la pienezza del bene, la pienezza della vita divina. Il Signore ci dia la sua forza, ci dia la sua conoscenza. Amen».

Al termine della santa messa, essendo saltata la tradizionale processione del busto ligneo di San Cetteo nelle vie di Pescara a causa della pioggia, il parroco della Cattedrale monsignor Francesco Santuccione ha chiuso la liturgia eucaristica con la recita della preghiera dedicata al santo patrono:
“San Cetteo, nostro patrono, guarda benigno la nostra città di Pescara. A te sono noti i tuoi i suoi peccati e le sue virtù, le sue ricchezze e le sue miserie, i suoi gesti di bontà e le sue debolezze. Non privarci del tuo aiuto, veglia sulle nostre case, sulle famiglie, sui quartieri, sulle comunità, sulle cattedre, sulle scuole, sui nostri ospedali, sulle officine, sui cantieri, sul porto, sull’aeroporto e sulle molteplici espressioni della operosità quotidiana. Assisti i nostri giovani, i poveri, gli emarginati, fa che non e stimola la fede trasmessa dai nostri padri. Resti vivo e coerente il senso dell’onestà, della generosità, la concordia operosa, l’attenzione ai piccoli, agli anziani, ai malati, alle persone sole. Risplenda il tuo volto, o santo patrono sulla nostra Chiesa diocesana di Pescara-Penne, la tua intercessione ci accompagni nel cammino del tempo verso la patria futura. Amen”.




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